
La plastica marina parte da terra: piogge, fiumi, vento e mare la trasportano. Una mappa basata su evidenze mostra vie di ingresso e punti di blocco.
Introduzione
La maggior parte della plastica non ha origine nell’Oceano: ci arriva. La pioggia solleva frammenti e imballaggi da strade impermeabili; i fiumi li concentrano; onde e vento li rimettono in movimento lungo le aree costiere. Una parte di rifiuti si perde direttamente in mare. Questo articolo spiega le principali vie d’ingresso della plastica negli ambienti marini, chiarisce i meccanismi che la muovono e indica dove l’intercettazione risulta più efficace per il controllo dell’inquinamento. La dispersione è l’esito di un fine vita carente e di scarti lungo la logistica; il fattore trainante è la gestione sbagliata dei flussi; intercettazione mirata e fine vita verificato interrompono la catena.
Plastica in movimento
Dilavamento urbano
In città, le superfici impermeabili funzionano come nastri trasportatori. Durante le piogge, oggetti leggeri (come gli imballaggi) e frammenti più densi vengono trascinati dai flussi superficiali e convogliati nei tombini. La polvere che si accumula sulle strade contiene microplastiche generate dall’usura di pneumatici e freni. Con le prime piogge queste particelle si staccano, vengono trascinate dall’acqua e finiscono nei tombini. In molte città le tubature delle acque piovane sono collegate a quelle fognarie: quando la pioggia è troppo intensa e le reti non riescono a contenerla, il flusso misto di pioggia e scarichi viene rilasciato direttamente nei fiumi o in mare.
I fiumi come nastri
I fiumi raccolgono plastica da diverse fonti: l’acqua piovana che scorre in città, gli scarichi domestici e industriali, le discariche vicine agli argini e le perdite lungo il trasporto. I rifiuti galleggianti si accumulano nelle curve del fiume, i materiali leggeri come le pellicole restano intrappolati tra rami e vegetazione, mentre quelli più pesanti affondano e vengono riportati in superficie durante le piene. Alla foce, le maree tranquille fanno depositare i frammenti nei sedimenti, mentre le correnti di riflusso li spingono in mare. In pratica, quando la plastica entra in un fiume che scorre tutto l’anno, la probabilità che raggiunga l’Oceano aumenta con la forza delle piene, la pendenza del corso d’acqua e la vicinanza alla costa.
Rilavorazione costiera
Lungo le aree costiere, onde e vento rimettono in movimento i rifiuti lasciati sulla battigia. La plastica asciugandosi si alleggerisce e viene facilmente riportata in acqua dal vento. Le mareggiate scavano nella sabbia e riportano in superficie materiali sepolti, rilanciandoli in mare. Le correnti costiere possono trattenere i rifiuti vicino alla riva per un certo tempo, ma le correnti di ritorno finiscono poi per riportarli al largo. I frammenti più piccoli si mescolano alle alghe sulla spiaggia e, esposti al sole e allo sfregamento della sabbia, continuano a frantumarsi. Le spiagge diventano così luoghi di deposito ma anche di nuova dispersione verso il mare.
Fonti marittime
In mare la plastica si disperde per diverse cause. La navigazione e la movimentazione dei carichi possono far cadere imballaggi, soprattutto con il mare agitato. La pesca aggiunge un’altra quota di rifiuti: gli attrezzi si consumano, si rompono o vengono persi; quando reti e cavi restano abbandonati—le cosiddette attrezzature fanstasma—continuano a intrappolare animali e a frammentarsi nel tempo. Anche le strutture di acquacoltura possono perdere corde e galleggianti sotto la spinta delle onde. Infine, nelle piccole imbarcazioni, la mancanza di sistemi adeguati per gestire i rifiuti di bordo porta a dispersioni occasionali quando i contenitori non bastano o la separazione dei materiali non funziona.
Eventi estremi
Alluvioni, mareggiate e frane agiscono come scosse improvvise che trascinano rifiuti da discariche a cielo aperto, argini e depositi danneggiati. Nei delta, le acque alte raccolgono i rifiuti urbani e li spostano avanti e indietro tra terra e mare; quando il livello scende, la plastica continua a scorrere verso l’Oceano ancora per giorni. Dopo gli incendi, la mancanza di vegetazione accelera il deflusso della pioggia, che porta con sé le plastiche intrappolate nel terreno fino ai fiumi. In poche ore, questi eventi estremi possono liberare la stessa quantità di rifiuti che normalmente si disperderebbe in anni.
Dove l’intercettazione funziona
L’intercettazione è più efficace quando segue il percorso reale della plastica. In città i momenti chiave sono quelli immediatamente prima, durante e subito dopo le piogge intense: si possono installare trappole alle bocche di scarico, griglie nei canali più sollecitati o reti nei condotti sotterranei, da svuotare con regolarità. Tutto ciò che viene raccolto deve poi essere avviato a un riciclo tracciato o a uno smaltimento sicuro. Nei fiumi, barriere galleggianti collocate a monte della zona di marea intercettano i rifiuti superficiali senza ostacolare la navigazione. Negli estuari, sistemi installati nei canali laterali più calmi permettono di trattenere la plastica evitando accumuli di legname. Sulle spiagge, le pulizie effettuate subito dopo le mareggiate eliminano i materiali più voluminosi riportati alla luce, prima che si frammentino in microplastiche.
In mare il recupero si inserisce nelle attività di tutti i giorni. Con il modello Fishing for Litter, le barche da pesca raccolgono i rifiuti trovati durante le uscite, li stoccano in sicurezza a bordo e li consegnano in porto per un trattamento controllato. Per le attrezzature fantasma, il lavoro unisce mappature subacquee delle zone di incaglio a procedure di recupero sicure. In ogni caso, la solidità del processo dipende dalla tracciabilità: ogni carico deve essere registrato, pesato, classificato e destinato a un fine vita verificato, privilegiando il riciclo quando è possibile.
Ogyre è la prima piattaforma globale basata sul modello Fishing for Litter, impegnata nel recupero dei rifiuti tramite una rete di pescatori locali attivi in Italia, Brasile, Indonesia e Senegal. Operiamo sia in mare—raccogliendo i rifiuti direttamente dall’acqua—sia lungo le coste, intercettando i rifiuti ocean-bound prima che raggiungano gli ecosistemi marini. Sosteniamo l’intera catena del recupero: diamo supporto logistico ed economico a chi raccoglie, dai pescatori ai partner locali che gestiscono il fine vita dei materiali recuperati. Tutto viene conferito a cooperative certificate che garantiscono corretta selezione, riciclo o smaltimento responsabile—mirando sempre all’opzione più sostenibile. Ogni attività è tracciata su blockchain per garantire piena trasparenza, tracciabilità e integrità dei dati. Questo approccio trasforma plastica e rifiuti in valore condiviso, coinvolgendo persone, comunità e imprese in un modello circolare di tutela dell’Oceano.
Cosa significa ora
La plastica raggiunge l’Oceano seguendo una catena di passaggi: il dilavamento la trascina nei canali, i canali la convogliano negli estuari, le maree la spingono lungo la costa e una parte si disperde in mare aperto. Per interrompere questo ciclo le leve sono precise: intercettare i rifiuti nei punti dove il flusso è più intenso, programmare le azioni in base ai ritmi di piogge e correnti, garantire un fine vita tracciato per evitare nuovi rilasci. Quando i percorsi vengono individuati con chiarezza, la prevenzione e il recupero non restano obiettivi astratti, ma diventano pratiche concrete e misurabili.
Fonti
- COREPLA (2023), Report 2023 link
- European Environment Agency – EEA (2023), Plastics and biodiversity – Impacts of plastics on biodiversity and ecosystems link
- European Environment Agency – EEA (2020), Plastics, the Circular Economy and Europe’s Environment – A Priority for Action link
- FAO (2021), Seabed Sources of Marine Litter link
- OECD (2022), Global Plastics Outlook link
- Ogyre (2025), Ogyre Code of Conduct link
- Ogyre (2025), Ogyre Protocol link
- UNEP/MAP – Plan Bleu (2019), Socioeconomic Analysis of Marine Litter Key Best Practices to Prevent/Reduce Single Use of Plastic Bags and Bottles link
- United Nations Environment Programme – UNEP (2021), From Pollution to Solution: A Global Assessment of Marine Litter and Plastic Pollution link
- United Nations Environment Programme – UNEP (2024), Global Waste Management Outlook 2024 link
- Winterstetter A., Veiga J.M., Sholokhova A., Šubelj G. (2023), Country-specific Assessment of Mismanaged Plastic Packaging Waste as a Main Contributor to Marine Litter in Europe link
- WWF (2021), Fiumi, la minaccia arriva da insetticidi e plastica link
- WWF (2022), Impacts of Plastic Pollution in the Oceans on Marine Species, Biodiversity and Ecosystems link
- WWF (2018), Mediterraneo in trappola. Come salvare il mare dalla plastica link
- WWF (2021), Plastic Crediting and Plastic Neutrality. WWF Position Paper link
- WWF (2020), Stop Ghost Gear. The Most Deadly Form of Marine Plastic Debris link
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