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Che cos'è il marine litter?

26 settembre 2025

Che cos'è il marine litter?

Definizione e composizione dei rifiuti marini: materiali, polimeri e accumuli dal litorale ai fondali, con implicazioni per il recupero.

Introduzione

Il marine litter non è un concetto generico: si tratta di materiali solidi di origine industriale o artigianale che finiscono scartati, dispersi o abbandonati negli ambienti marini, sia in mare aperto sia lungo le coste. La maggior parte proviene da terra e viene trasportata da piogge, corsi d’acqua, vento o perdite dirette in mare. Questo movimento seleziona i materiali in base a galleggiabilità, forma e resistenza: alcuni restano intrappolati sulle spiagge, altri galleggiano in superficie, si mantengono in sospensione o si depositano sui fondali. Comprendere cosa rientra nel marine litter e da quali componenti è formato è il punto di partenza per definire strategie di prevenzione, intercettazione e recupero.

Cosa rientra e perché conta

Definizione

Il marine litter comprende tutti i materiali solidi persistenti, di origine industriale o artigianale, che finiscono negli ambienti marini per perdite dirette o attraverso corsi d’acqua. Restano esclusi elementi naturali come conchiglie o legni e i materiali liquidi. Ne fanno parte invece imballaggi, beni di consumo, pellet industriali, residui da costruzione e attrezzature da pesca. Una definizione chiara e condivisa permette di rendere i monitoraggi confrontabili nel tempo e nei diversi luoghi, e diventa la base per strategie di prevenzione efficaci.

Materiali

Nelle indagini costiere le plastiche risultano quasi sempre prevalenti: la loro diffusione dipende dall’elevata produzione, dalla bassa densità e dalla lunga durata. Accanto ad esse compaiono anche altri materiali, come gomma (frammenti elastomerici, pneumatici, guanti), metalli (lattine, fili, lamiere), vetro e ceramica (bottiglie, schegge), tessili (fibre sintetiche, corde, reti, ma anche fibre naturali se trattate), legno e carta lavorati (legno trattato, compositi) e laminati o schiume multistrato. La distribuzione varia a seconda dei contesti: le plastiche leggere si concentrano sulle linee di battigia e in superficie, mentre vetro, metalli e alcune gomme tendono ad accumularsi sul fondale. Tessili e attrezzature da pesca si ritrovano invece in tutti i comparti, perché il fouling (la crescita di organismi) ne aumenta progressivamente il peso.

Dimensioni

La dimensione degli oggetti ne determina il trasporto e l’esposizione, e si distingue in quattro categorie principali:

  • Macroplastiche (> 25 mm): bottiglie, cassette, sacchetti, cime e reti; causa intrappolamento e ingestione da parte della grande fauna.
  • Mesoplastiche (≈ 5–25 mm): deriva in genere dalla rottura di oggetti più grandi.
  • Microplastiche (< 5 mm): originano come particelle primarie (pellet, microbeads, polveri industriali) e come frammenti secondari prodotti da stress meccanico, UV e ossidazione.
  • Nanoplastiche (< 1 µm): risultano da ulteriore degradazione e richiedono metodi analitici avanzati; la loro distribuzione è ancora poco quantificata.

Polimeri

Alcune plastiche sono leggere e galleggiano, altre affondano. Per esempio, polietilene (PE) e polipropilene (PP)—materiali di sacchetti, film e tappi—di solito restano in superficie. Le bottiglie in PET e i prodotti in PVC sono più pesanti: possono galleggiare se sigillati ma spesso affondano. Il polistirene (PS, inclusi i foam) si frantuma facilmente in molti pezzi. Nylon e poliestere, comuni in cime, reti e abbigliamento, rilasciano microfibre e possono galleggiare o affondare a seconda delle condizioni. Con il tempo tutte le plastiche cambiano: gli additivi possono fuoriuscire e le superfici diventano ruvide, intrappolando inquinanti e metalli e trasformando ogni frammento in un vettore di altre sostanze.

Dove si accumula

Coste. Le spiagge intercettano i rifiuti trasportati da vento e acque: lungo le linee di battigia si accumulano imballaggi leggeri, mozziconi di sigaretta, schiume e frammenti legati alla pesca. Le spiagge urbane mostrano una maggiore presenza di rifiuti monouso e sanitari, mentre quelle rurali raccolgono soprattutto attrezzi e oggetti voluminosi.

Superficie e colonna d’acqua. Plastiche e schiume galleggianti si concentrano lungo fronti e ocean gyres generati da vento e correnti. Fibre e frammenti più densi restano sospesi, trasportati da turbolenze e apporti fluviali.

Fondale. Materiali pesanti e plastiche colonizzate si depositano in zone depresse o a bassa energia. Indagini e rilievi mostrano spesso cavi, reti, nasse e rifiuti ingombranti sulla piattaforma continentale. Canyon e bacini di deposizione intrappolano i rifiuti fuori dalla vista, rendendo più difficile il recupero.

Impatti

La composizione dei rifiuti influisce direttamente sugli impatti. Cime, reti e cappi possono intrappolare gli animali, impedendo loro di muoversi, nutrirsi o respirare, mentre le attrezzature fantasma continuano a catturare anche dopo essere state abbandonate. Film e schiume somigliano a prede, i frammenti rigidi danneggiano l’apparato digerente e le microplastiche si accumulano negli organismi che filtrano o si nutrono di sedimenti. Gli oggetti grandi soffocano gli habitat sul fondale e le zattere galleggianti trasportano specie invasive. Fibre e frammenti aumentano le particelle nei sedimenti, alterando gli scambi di ossigeno. Questi effetti mostrano l’importanza di agire sia alla fonte sia lungo i percorsi di dispersione.

Il ruolo di Ogyre

Il marine litter persiste perché gli oggetti voluminosi affondano e si accumulano, mentre imballaggi leggeri e foam circolano a lungo finché non vengono intercettati. Servono quindi recupero coordinato in mare e intercettazione lungo la costa. Ogyre contribuisce con azioni contestuali: in Italia, Brasile e Indonesia i pescatori raccolgono rifiuti galleggianti e attrezzature fantasma in superficie; in Senegal i pescatori di rifiuti sono sub che recuperano gli oggetti già affondati sul fondale. Lungo le aree costiere in Brasile e Indonesia intercettano invece i rifiuti ocean-bound prima che raggiungano il mare, prevenendo nuovi ingressi. Cooperative certificate gestiscono poi i materiali raccolti, assicurando selezione, riciclo quando possibile e smaltimento responsabile. Così il recupero chiude il ciclo tra raccolta e fine vita sostenibile.

Dalla classificazione all’azione

Una classificazione operativa mette in relazione definizione, materiali e dimensioni con il loro destino e i relativi impatti. Le plastiche restano le più numerose, ma anche metalli, vetro, gomma, tessili e materiali compositi meritano attenzione. Riconoscere questa varietà permette di mantenere il focus sul marine litter come un insieme persistente di rifiuti che richiede monitoraggio, prevenzione e recupero coordinati in tutte le sue forme.

Fonti

  • European Environment Agency – EEA (2020), Plastics, the Circular Economy and Europe’s Environment – A Priority for Action link
  • FAO (2021), Seabed Sources of Marine Litter link
  • OECD (2022), Global Plastics Outlook link
  • United Nations Environment Programme – UNEP (2024), Global Waste Management Outlook 2024 link
  • United Nations Environment Programme – UNEP (2016), Marine Plastic Debris and Microplastics: Global Lessons and Research to Inspire Action and Guide Policy Change link
  • WWF (2020), Stop Ghost Gear. The Most Deadly Form of Marine Plastic Debris link

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